Tutti gli scandali politici che la politica non vi racconterà mai. E altri pasticciacci. Piccola ma ragionata raccolta di atti e fatti idonei a farci pensare.
Nefandezze ma non solo.
29/set/2009
Così noi Sarno vendiamo le case popolari di Ponticelli. Parla Giuseppe, il capoclan pentito.
Il verbale è stato depositato ieri, lunedì, dal pm nel corso del processo contro il clan Sarno che si sta svolgendo davanti alla terza Corte di assise. Contemporaneamente, l’accusa ha prodotto anche i verbali di altri affiliati che hanno fatto la stessa scelta di Giuseppe Sarno: si tratta di dichiarazioni su numerosi omicidi, tentativi di omicidio e collusioni che consentono di ricostruire le attività della potente famiglia di Ponticelli fino a pochissimo tempo fa. Sia il capoclan sia gli affiliati raccontano come ci fosse una cassa comune per pagare le famiglie dei detenuti e le loro spese legali. «Per quanto riguarda l’assistenza legale — spiega Giuseppe Sarno — noi vertici del clan avevamo dato disposizioni a tutti gli affiliati che in caso di arresto per azioni legate agli interessi del clan avrebbero dovuto nominare uno degli avvocati che noi indicavamo, a seconda della gravità della contestazione un avvocato più o meno importante. È evidente che ognuno, se voleva, poteva anche nominare professori di diritto, ma in questo caso l’onorario anziché essere pagato con i soldi della cassa comune doveva essere pagato dal singolo affiliato. Ciò naturalmente non valeva nel caso di reati molto gravi, come per esempio l’omicidio commesso negli interessi del clan. In questo caso l’affiliato ha la facoltà di nominare anche il più importante avvocato, che sarà ricompensato con i soldi della cassa comune.
Gli avvocati vengono ricompensati non per singolo processo o per singolo imputato, ma a cadenze temporali. Di volta in volta gli inviamo una somma di denaro per le difese che hanno assunto nel corso di quel periodo. Vi sono invece alcuni avvocati che vengono pagati per ogni singola difesa e ogni singolo processo». In un interrogatorio successivo il boss precisa: «Agli affiliati vengono anche indicati alcuni avvocati di fiducia che si devono nominare in caso di arresto, ma essi sono anche liberi di scegliersi un loro avvocato purché sia dello stesso livello economico di quelli indicati da noi. Con significative eccezioni: è evidente che se venivamo arrestati qualcuno di noi fratelli eravamo liberi di sceglierci il meglio dell’avvocatura». La cassa comune, d’altra parte, serviva anche a fronteggiare le spese impreviste che i familiari degli affiliati dovevano sostenere: «Spesso capita — chiarisce il boss pentito— che dalle casse comuni venga prelevato denaro anche per acquisto di elettrodomestici del tipo televisori o altri di cui hanno bisogno i familiari dei detenuti». È l’altro collaboratore Carmine Caniello a rivelare, invece, i dettagli di un orribile omicidio avvenuto nell’ottobre del 2005 ad Acerra. La vittima si chiamava Filomena De Cicco, aveva 46 anni ed era madre di quattro figlie. La donna era sospettata da Andrea Mauri di aver fatto da «specchietto» in occasione dell’assassino di suo fratello, Vincenzo Mauri. «Mauri — racconta Caniello — decise di vendicarsi uccidendo la De Cicco a colpi di cazzottiera. Si fece portare la vittima da una persona con cui questa aveva una relazione sentimentale. Mi spiegò come l’aveva uccisa a furia di percosse e come si era fatto aiutare dal ragazzo anche per il trasporto del cadavere».
Fonte: corrieredelmezzogiorno.it
Il termine scandalo deriva dal greco skàndalon, che significa ostacolo, inciampo. Il significato più antico del termine rinvia ad azioni o discorsi che danno cattivo esempio.
Nell'accezione corrente uno scandalo è l'effetto di un'azione che, una volta divenuta di pubblico dominio, causa un turbamento della sensibilità morale pubblica, prevalentemente in materia di sesso, denaro ed esercizio del potere. Il turbamento deriva in genere, più che dall'infrazione di singole norme, dal fatto che le azioni considerate "scandalose" sono caratterizzate da una commistione impropria delle categorie citate, che tale commistione è stata resa pubblica e/o che le azioni "scandalose" hanno com protagonisti personaggi pubblici.
I motivi di scandalo variano quindi in funzione delle epoche, delle culture e delle classi sociali in cui tali comportamenti vengono messi in atto e resi noti. Essendo la notizia pubblica di un fatto il motore principale dello scandalo, nella società moderna essi vengono frequentemente amplificati - e spesso costruiti - dai media, che promuovono a scandalo (cioè a questione etica di interesse generale) pettegolezzi sulla sfera privata (familiare, affettiva, sessuale) di persone note.
Gli ambiti in cui possono avvenire gli scandali sono i più vari, in ambito politico-finanziario possono riguardare episodi di corruzione e abuso di potere; in ambito privato possono riguardare l'infedeltà coniugale, la sessualità o l'omosessualità delle persone coinvolte, l'abuso fisico a danni di soggetti deboli (es. la pedofilia); in ambito sportivo è spesso motivo di scandalo una condotta sleale (ad esempio, casi di corruzione e doping).
Concernendo azioni "discutibili", molto spesso gli scandali hanno conseguenze politiche e giudiziarie. Ancor più spesso vengono strumentalizzati a scopo politico o economico.
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