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28/giu/2010

Scalata Antonveneta chiuse le indagini. Le accuse a Brancher

Il sottosegretario: mai interrogato in quattro anni

VERONA — L’aveva ribadito a più riprese, l’ultima durante l’incidente probatorio. Parola di Gianpiero Fiorani, l’ex amministratore dele­gato della Banca popolare di Lodi a suo tempo travolto da un’autentica bufera sia per la scala­ta Antonveneta che per la bancarotta Hdc: «Sì, confermo tutto: pagai anche Aldo Brancher. Al sottosegretario veronese ho dato dei soldi». Nessun ripensamento, anzi: ulteriori particola­ri, quelli via via svelati da Fiorani, per ribadire che quella presunta «dazione di denaro» a fa­vore del politico forzista ci sarebbe «effettiva­mente stata». Mesi e mesi di indagini culminate, adesso, nella chiusura dell’inchiesta da parte della pro­cura di Milano, che ha inviato l’avviso di fi­ne- indagini, il cosiddetto 415-bis, sia a Rober­to Calderoli che allo stesso Brancher per i pre­sunti versamenti in contanti ricevuti da Fiora­ni, ipotizzando a carico dell’attuale sottosegre­tario alla presidenza del Consiglio l'accusa di appropriazione indebita e, per il ministro del­la Semplificazione, quella di ricettazione.

A ri­gor di codice, ora avranno a disposizione una ventina di giorni per presentare memoriali o chiedere di essere interrogati, dopodiché sta­rà alla procura meneghina decidere se solleci­tare al giudice per le indagini preliminari l’ar­chiviazione o, al contrario, il rinvio a giudizio. Secondo l’accusa, l’episodio più grave si col­locherebbe tra febbraio e marzo del 2005 e a raccontarlo fu lo stesso Fiorani nel verbale re­so ai pm di Lodi il 19 giugno del 2007: «Bran­cher nel corso di un incontro a Roma, mi ave­va detto che lui e Calderoli avevano bisogno della somma di 200 mila euro per le spese del­la campagna elettorale. In seguito Brancher ­si legge nel verbale - mi comunicò la data in cui lui e Calderoli sarebbero stati a Lodi per un convegno. Nella tarda mattinata del giorno co­municatomi dal Brancher, lui e il Calderoli si sono presentati nel mio ufficio. Spinelli (fun­zionario di Bpl, ndr) che io avevo preavvertito era anche lui nei pressi del mio ufficio con una busta gialla contenente la somma di 200mila euro. Quindi vi è stato un dialogo tra me Spinelli e Brancher nel corso del quale Spi­nelli ha consegnato la busta a Brancher senza dire nulla al riguardo. Ricevuta la busta, Bran­cher ha raggiunto Calderoli che si trovava in un'altra sala. Non ho assistito alla divisione della somma tra di loro ma ho potuto notare che il Calderoli era visibilmente entusiasta, te­nendo in seguito un accalorato discorso in fa­vore di Bpl».

Pronta la replica di Brancher: «Da una parte sono allibito. Dall’altra, in un certo senso, so­no quasi contento: almeno adesso spero si pos­sa chiarire questa vicenda. Sono ormai quat­tro anni - sottolinea Brancher - che questa vi­cenda va avanti, senza che io sia mai stato sen­tito in qualsiasi modo dai magistrati». Si parla di affidamenti ingenti, concessi da Giampiero Fiorani… «Partiamo dal fatto che si tratta di vicende di quattro anni fa. Una vicenda di cui io non conosco nessun dettaglio, visto che nes­suno, ufficialmente, mi ha mai interrogato». Ma quei finanziamenti ci sono stati? «Ecco, sento che si parla di ingenti finanziamenti. Al­lora chiariamo prima di tutto che stiamo par­lando di un prestito da parte della banca di tre­centomila euro. Un prestito, non altro! Un pre­stito fatto negli anni ancora precedenti, e lega­to alla mia attività di imprenditore, prima che io entrassi in politica. Un prestito che poi è sta­to regolarmente restituito. Cosa c’è di illecito? Tutto il resto sono pure e semplici illazioni che io sono in grado di smentire l’una dopo l’altra». Peoccupato? «No, guardi, io sono assolutamente tran­quillo, non c'è nessun problema. Anzi. Rispet­to a quattro anni fa, quando non riuscivo a ren­dermi conto di quel che stava succedendo, adesso per lo meno comincio a capire che si parla di cose tutte da dimostrare, sulle quali non ho nessun problema eventualmente a ri­spondere a qualsiasi contestazione».

Fonte: corriere.it

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Il Minottino

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Il termine scandalo deriva dal greco skàndalon, che significa ostacolo, inciampo. Il significato più antico del termine rinvia ad azioni o discorsi che danno cattivo esempio.

Nell'accezione corrente uno scandalo è l'effetto di un'azione che, una volta divenuta di pubblico dominio, causa un turbamento della sensibilità morale pubblica, prevalentemente in materia di sesso, denaro ed esercizio del potere. Il turbamento deriva in genere, più che dall'infrazione di singole norme, dal fatto che le azioni considerate "scandalose" sono caratterizzate da una commistione impropria delle categorie citate, che tale commistione è stata resa pubblica e/o che le azioni "scandalose" hanno com protagonisti personaggi pubblici.

I motivi di scandalo variano quindi in funzione delle epoche, delle culture e delle classi sociali in cui tali comportamenti vengono messi in atto e resi noti. Essendo la notizia pubblica di un fatto il motore principale dello scandalo, nella società moderna essi vengono frequentemente amplificati - e spesso costruiti - dai media, che promuovono a scandalo (cioè a questione etica di interesse generale) pettegolezzi sulla sfera privata (familiare, affettiva, sessuale) di persone note.

Gli ambiti in cui possono avvenire gli scandali sono i più vari, in ambito politico-finanziario possono riguardare episodi di corruzione e abuso di potere; in ambito privato possono riguardare l'infedeltà coniugale, la sessualità o l'omosessualità delle persone coinvolte, l'abuso fisico a danni di soggetti deboli (es. la pedofilia); in ambito sportivo è spesso motivo di scandalo una condotta sleale (ad esempio, casi di corruzione e doping).

Concernendo azioni "discutibili", molto spesso gli scandali hanno conseguenze politiche e giudiziarie. Ancor più spesso vengono strumentalizzati a scopo politico o economico.


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