«Revoca della licenza per 3», poichè sono venuti meno i requisiti giuridici e morali richiesti a proprietari e gestori di attività di pubblico esercizio
La questura di Firenze ha chiesto al prefetto la revoca della licenza per tre dei quattro locali fiorentini interessati dall’inchiesta antidroga della squadra mobile che ieri ha portato all’arresto di 28 persone (38 gli indagati in totale) coinvolte in un vasto giro di spaccio di cocaina destinato a giovani della cosiddetta «Firenze bene». La revoca è stata chiesta per la discoteca Full up e i locali Colle Bereto e Peperoncino poichè sono venuti meno, è stato spiegato dalla polizia amministrativa, i requisiti giuridici e morali richiesti a proprietari e gestori di attività di pubblico esercizio. Tra gli indagati, infatti, ci sono i proprietari dei locali che secondo le indagini avrebbero agevolato la diffusione e il consumo di coca tra i clienti, in particolare professionisti e giovani appartenenti a ceti agiati. Per un quarto locale, la discoteca Yab Yum, è stata invece chiesta la sospensione della licenza poichè non tutti i soci sono risultati coinvolti nell’inchiesta.
FONTANI ANCORA LATITANTE - La proposta della questura per la revoca e la sospensione delle licenze dei titolari dei locali, sequestrati nell’ambito dell’operazione antidroga, rientra nella consueta attività di verifica sui locali notturni della polizia amministrativa che di recente ha portato, per altri locali, alla denuncia di decine di persone per esercizio illegale dell’attività di vigilanza privata all’interno dei locali notturni (la cosiddetta inchiesta sui buttafuorì) e a periodici controlli per la verifica delle disposizioni di vendita di bevande alcoliche nel 2008 e finora nel

VERBALI E TESTIMONI - I verbali sono fondamentali. Perché l’inchiesta della squadra mobile, coordinata dal sostituto procuratore Luigi Bocciolini e dal procuratore capo Giuseppe Quattrocchi, viene disegnata nei minimi particolari. E procede spedita, talmente spedita che ieri mattina — durante le perquisizioni — è spuntata una prima fondamentale conferma dell’ipotesi accusatoria. Un architetto fiorentino, che non è tra gli indagati, ha infatti confermato agli investigatori della squadra mobile che la cocaina veniva venduta e consumata nei locali sotto sequestro. Le «sommarie informazioni» del professionista fiorentino saranno fondamentali quando si arriverà a processo. Due pagine per ripetere sempre lo stesso concetto: «Ho consumato cocaina all’interno degli uffici e dei bagni dello Yab, del Full Up, del Colle Bereto e del Peperoncino. La droga la compravamo direttamente dai pusher all’interno dei locali». Il racconto dell’architetto è preciso: i poliziotti gli mostrano alcuni fascicoli fotografici e lui indica di aver «pippato» assieme ad alcuni degli indagati. E specifica: «Per una dose ho pagato 70 euro ». Questo verbale si va ad aggiungere a quelli che sono invece contenuti nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Erminia Bagnoli. Racconti che descrivono molto bene alcune notti di una certa «movida» fiorentina, compresa quella che rientra nel capitolo «Spaccio ed uso personale di droga nell’abitazione di Fontani Emiliano ».
NIGHT GHIBELLINA - Una casa che qualcuno chiamava «Night Ghibellina». Una ragazza viene sentita dalla sezione narcotici della squadra mobile, l’articolazione diretta dal vicequestore aggiunto Alfonso Di Martino. È il 2 febbraio dello scorso anno e la ragazza, molto avvenente, racconta: «Ricordo che durante l’estate del 2007, all’inizio della bella stagione, un mio amico invitò una mia amica a casa di Emiliano (Fontani per gli inquirenti, ndr), che era interessato a lei. Ci andai anche io, perché eravamo in macchina assieme». Le ragazze arrivano, entrano e la scena è semplice: «Ricordo che su di un tavolino del salotto, Carlo (Falzetti, finito in carcere, ndr) preparò alcune strisce di cocaina che consumammo tutti assieme. Preciso che quella fu per me la prima volta che consumavo droga. Preciso che poco dopo siamo andate via: dovevo rientrare a casa ». E ancora: «So che Emiliano, a casa sua, organizza spesso dei ‘‘festini’’. Ma io in quella casa non ci sono più tornata». La solita ragazza racconta, in un altro verbale, come funzionasse anche lo spaccio di cocaina all’interno di uno dei locali, il Full Up. «Una sera mi trovavo in compagnia di alcune persone all’interno della discoteca: volevamo fare una ‘‘sniffata’’. Non sapendo a chi rivolgerci, chiesi a Carlo Falzetti. Mi disse di andare verso il bancone del bar del privè: ci sarebbe stato un nordafricano che mi avrebbe potuto soddisfare. Lo trovai e gli chiesi se mi poteva vendere della cocaina ».
COME FUNZIONAVA - Contrattano poco perché, spiega sempre la ragazza, «lui mi chiese chi mi aveva mandato. Risposi Carlo e lui mi disse che andava bene ». Furono gli amici della ragazza ad acquistare la cocaina. Poi «uscimmo dal privè ed entrammo in un bagno riservato al personale, dove fu consumata». Allo Yab funzionava alla stessa maniera: un ragazzo, trovato in possesso di cocaina, racconta alla polizia nel marzo dello scorso anno che «sei mesi addietro feci uso di cocaina nei bagni della discoteca». Uno dei principali imputati, per quanto riguarda lo Yab, è Giuseppe Presta: in città lo conoscono come Pino Presta ed è forse uno dei volti più noti della night-life fiorentina. Per la squadra mobile Presta, uno dei soci dello Yab, all’epoca dei fatti contestati commentava al telefono alcune situazioni. «Diceva di fare attenzione a non farsi vedere da Plinio Mocchetti, in quanto questi era contrario all’uso delle droghe».
Fonte: corriere.it
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